
La nuova direttiva europea CSRD cambierà lo scenario ESG
L’Unione Europea ha recentemente approvato la nuova direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) con l’obiettivo di migliorare la rendicontazione di sostenibilità delle imprese e rendere più comparabili i dati ESG (Environmental, Social e Governance).
La direttiva entrerà in vigore dal 2024 e gli Stati membri dovranno recepirla entro 18 mesi. Introduce nuovi obblighi di rendicontazione non finanziaria per un numero molto maggiore di imprese rispetto alla precedente direttiva NFRD. Secondo le stime UE, le aziende coinvolte passeranno da 11.700 a 49.000.
Tra le principali novità vi sono: l’obbligo di assurance esterna sul report di sostenibilità, l’adozione di formati digitali XHTML e XBRL, l’inserimento dell’informativa nella Relazione sulla Gestione anziché in documenti separati, l’applicazione di standard di rendicontazione ESRS omogenei definiti dall’EFRAG.
Le imprese dovranno inoltre applicare il principio di doppia materialità, considerare i rischi ESG nella gestione dei rischi aziendali, estendere l’analisi di sostenibilità all’intera catena del valore. Sarà necessario definire una chiara governance e strategia di sostenibilità, con obiettivi quantificabili.
La CSRD modificherà profondamente l’approccio alla sostenibilità delle aziende europee. Serviranno investimenti in formazione, nuovi processi organizzativi, più integrati con il business, e un cambio culturale verso una mentalità che incorpori i principi ESG a tutti i livelli. Una grande sfida che aprirà nuove opportunità di crescita sostenibile.
La nuova direttiva impatterà in modo diverso a seconda della tipologia di impresa. Le prime a dover applicare la CSRD, a partire dal report 2025 sul 2024, saranno le grandi imprese quotate, come banche, assicurazioni e società con oltre 500 dipendenti. Per loro la sfida maggiore sarà integrare più organicamente sostenibilità e business.
Le PMI quotate avranno tempo fino al 2026-27 per adeguarsi. Potranno sfruttare l’esperienza maturata dalle big, ma dovranno comunque compiere un salto culturale non banale. Sarà necessario definire governance e processi ad hoc per gestire dati e informativa ESG con strutture snelle.
Infine le grandi aziende non quotate, tra cui molte imprese familiari, affronteranno il cambiamento da ultime, dal 2026. Il loro punto di forza potrà essere la maggiore flessibilità e rapidità decisionale. Ma anche per loro la CSRD imporrà di ripensare strategia, organizzazione e competenze per incorporare la sostenibilità nel DNA aziendale.
In sintesi, la direttiva europea, pur con tempistiche diverse, richiederà a tutte le imprese uno sforzo enorme di cambiamento verso modelli di business più sostenibili. Ma è una sfida necessaria per garantire un futuro alle prossime generazioni e non perdere competitività sui mercati globali.
